martedì 28 maggio 2013

Le biotecnologie - parte 2: vaccini e antibiotici


LA NASCITA DELL’INDUSTRIA FARMACEUTICA

Il progresso tecnologico a partire dagli ultimi anni  del Settecento portò a notevoli miglioramenti nelle cure mediche. Infatti EDWARD JENNER, un medico inglese, nel 1796 preparò il primo vaccino contro il temutissimo vaiolo! Egli osservò che le persone alle quali aveva iniettato il siero, estratto da vacche malate di vaiolo, se venivano successivamente infettate dal vaiolo umano guarivano facilmente.
Jenner, però, non comprese appieno i motivi per i quali il siero delle vacche (da cui deriva il nome “vaccino”) producesse immunità sugli esseri umani e non fu in grado di ripetere esperienze simili.
Le sue intuizioni vennero riprese e valorizzate quasi un secolo più tardi dal già citato scienziato francese LOUIS PASTEUR. Egli ebbe il grande merito di scoprire che i microrganismi responsabili di una malattia possono essere uccisi o attenuati nella loro virulenza e iniettati nell’organismo che si vuole vaccinare.
La presenza di questi organismi genera una risposta immunitaria nell’organismo vaccinato, che lo rende preparato ad affrontare l’eventuale infezione con il microrganismo perfettamente vitale.
Pasteur nel 1885 scoprì il vaccino contro l’idrofobia (rabbia) e successivamente vennero prodotti molti altri vaccini costituiti da agenti infettanti denaturati o attenuati.
 
Louis Pasteur
 
 

Calendario delle scoperte dei principali vaccini:
 
 
I primi anni del Novecento videro un considerevole progresso delle biotecnologie sia nel settore alimentare sia in quello medico.  Inizia in quegli anni, infatti, la produzione industriale di lievito e quindi di funghi  microscopici.
Nel 1929 avvenne una delle scoperte più importanti per l’umanità ad opera dello scozzese ALEXANDER FLEMING.
Lo scienziato stava studiando la crescita di alcune colonie batteriche su piastre di coltura (recipienti in vetro utilizzati in laboratorio per far crescere le colonie batteriche).  Accidentalmente una di queste piastre venne contaminata da una muffa blu-verde chiamata Penicillium notatum,  simile a quelle che crescono sulla buccia degli agrumi.
 
Alexander Fleming

Fleming osservò che i batteri non crescevano nelle zone vicino alla muffa, mentre continuavano ad accrescersi nelle altre parti della piastra, quindi intuì che il fungo (Penicillium notatum) producesse qualche sostanza che impediva la crescita dei batteri. Attraverso molti altri esperimenti Fleming isolò la sostanza chimica prodotta dalla muffa, che venne chiamata PENICILLINA dal nome del fungo che la produceva.
Fu la scoperta del primo ANTIBIOTICO, utile per curare infezioni batteriche patogene che a quel tempo provocavano  la morte dei pazienti.
 
 
Soltanto nel 1940 la penicillina venne prodotta a scopi farmaceutici, dopo aver verificato che non danneggiava le cellule umane. In questo modo le biotecnologie classiche divennero parte integrante dell’industria farmaceutica.
La penicillina fu considerato un farmaco miracoloso per le sue qualità terapeutiche e Fleming nel 1944 fu insignito del titolo di Baronetto, mentre nel 1945 divise il premio Nobel per la medicina con i suoi collaboratori Chain e Florely.
 
 

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